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Gio04272017

Last updateSab, 31 Ott 2015 6pm

Equus Przewalskii

equus przewalskii

La sua scoperta risale a poco più di un secolo fa, eppure l’Equus Przewalskii è il cavallo più antico del mondo. Ha conservato le sue caratteristiche morfologiche dal passato sino ai nostri giorni.

Questo cavallo, considerato spesso l’antenato del moderno cavallo domestico, prende il nome dal suo scopritore, il colonnello russo Nicolay Przewalski.

Egli infatti, non era dedito soltanto al suo incarico militare, ma si era appassionato, sin da piccolo, assieme al fratello Vladimir, al mondo della natura. Figli della nobile famiglia dei Cosacchi Zaporozhye, crebbero nelle campagne, galoppando i loro cavalli e dedicandosi alla caccia.

A differenza del fratello che intraprese la carriera universitaria a Mosca, Nicolay Prewalski riuscì ad entrare nella fanteria militare.  Si diresse al fronte, ma era ormai troppo tardi: la guerra era terminata, e non restavano che posti di guarnigione in piccole cittadine sparse qua e là. Entrato in Accademia militare, nonostante la scarsa attitudine allo studio che lo portò più volte vicino all’espulsione, riuscì a distinguersi per i suoi interessanti testi dedicati alla botanica e alla zoologia. Diventò finalmente ufficiale, e, dopo molte pressioni, convinse i suoi superiori a trasferirlo nella Siberia orientale. Da lì partì per le sue esplorazioni nell’Asia centrale, percorrendo 8.000 Km. Dopo essere partito alla ricerca di territori inesplorati, nel 1879 raggiunse la steppa della Zungaria, e quando la neve si sciolse, durante la primavera, il colonnello e la sua truppa prevalentemente costituita da Cosacchi su cammelli o cavalli, continuarono la loro avventurosa spedizione verso le oasi di Barköl e Hami. Fu proprio in quell’occasione, nell’aprile di quell’anno, che gli venne portata da alcuni cacciatori Kirghisi la pelle di un animale dalle caratteristiche a metà tra un cavallo simile pony e un asino, Przewalski aveva 40 anni. I suoi studi gli consentirono di riconoscere subito in essa un’importante traccia dell’antico cavallo selvaggio Mongolo.

Un avventuriero e un amante della natura come lui, non potevano che precipitarsi alla ricerca di questo antico ma non ancora estinto esemplare. Dopo ricerche tormentate da tempeste di sabbia, nel deserto trovò un gruppo formato da 5-15 cavalle guidate da uno stallone: presentavano un corpo tozzo, gli arti piuttosto brevi, il cranio grande come quello di un pony, e la inusuale criniera corta e dritta come quella di un asino.

Identificò subito in loro la razza Kurtag, chiamata dai Mongoli anche con il nome di “Takhi”, di cui tanto aveva sentito parlare in Mongolia e in Tibet. Questa razza, a detta di Przewalski, possedeva le caratteristiche di estrema prudenza, grandi udito-vista-olfatto, e attitudine a vivere nelle zone desertiche salvagge, facendo spesso a meno di acqua per lunghi periodi.

 Il nome variò in seguito in onore, appunto, del suo scopritore. Fu difficile riuscire a catturare degli esemplari che erano sempre vissuti liberi e allo stato selvaggio, capaci di resistere alle più ardue condizioni atmosferiche (mancanza di acqua, caldo intenso), e dotati di grandissima sensibilità uditiva e olfattiva. Przewalski credeva che fosse davvero molto difficile cacciare questi cavalli, poiché selvaggi, e ci fossero speranze di catturarli solo durante l’inverno con la venuta della neve. I suoi compagni, però, non si scoraggiarono e riuscirono nell’impresa, e nel 1902 diversi esemplari furono portati ad Askania Nova, per vivere allo stato brado nelle steppe che erano di proprietà della famiglia ucraina Falz-Fein. Nonostante questi esemplari non si pieghino completamente al controllo dell’uomo, i Cavalli di Przewalski oggi vivono anche in cattività. Essi discendono principalmente da cinque fattrici della steppa dei Falz-Fein. Grazie agli studi di zoologi e genetisti si è potuta garantire la riproduzione di questo animale in cattività.

Alcuni vivono ancora nel loro habitat naturale, liberi nelle zone desertiche della Zungaria mongolica, che tuttavia divengono sempre minori. I loro spazi vanno man mano diminuendo, e sembrano sempre più destinati all’estinzione. Oggi, infatti, è possibile trovare questi esemplari in alcuni zoo che stanno salvando la specie, quale ad esempio quello di Praga, ma diventa sempre più difficile individuarli liberi nelle steppe della Mongolia. Nel 1966 alcuni zoologi, dopo una casuale scoperta in territorio ucraino, osservarono e studiarono il modus vivendi si questa razza allo stato brado.

In tempi moderni, la razza dell’Equus Przewalskii è stata suddivisa in diverse sottofamiglie tra le quali troviamo:

- Equus Przewalskii silvaticus : specie selvaggia, ormai considerata estinta dal 18° secolo

- Equus Przewalskii gracilis : conserva lineamenti caratteristici del pony

- Equus Przewalskii gmelini :  viene soprannominato anche Tarpan delle steppe

- Equus Przewalskii caballus : il nostro comune cavallo domestico, figlio di questa e di alter antiche razze

- Equus Prewalskii Przewalskii.