La storia vuole che le quasi 500 razze diverse di cani domestici, presenti in tutto il mondo, discendano da lupi addomesticati a partire da circa 14.000 anni fa. Se i nostri avi erano simili per alcuni versi, ma distanti per molti altri, da quello che siamo noi oggi, lo stesso vale per i nostri amici a quattro zampe. Difficile pensare che il nostro fidato Bassotto che non mangia se rimane per poche ore solo in casa sia un parente, anche alla lontana, di quello che nell’immaginario comune è ritenuto un animale abituato a vivere da solo o con pochi suoi simili, abituato a cavarsela con le proprie zampe. Basti pensare alla definizione “lupo solitario”, associata ad una persona chiusa in se stessa, e poco aperta ai rapporti sociali. Come è ben noto, i luoghi comuni non corrispondo sempre al vero.
Infatti il lupo, è abituato a vivere in branco, un branco dove si instaura una forte gerarchia e ogni esemplare ha il suo ruolo. Il branco non è poi una realtà così lontana da quella del nucleo familiare umano: anche nelle nostre famiglie, come in quelle dei nostri progenitori, un uomo e una donna si uniscono, danno luce ad una nuova o a più nuove vite, delle quali si prendono cura, nutrendole ed educandole. Queste nuove creature, come conseguenza naturale a tutte le cure avute, dovrebbero portare rispetto per i propri genitori, facendone di loro un esempio, fino al raggiungimento dell’età adulta.
Riflettiamo inoltre, sul fatto che l’elezione del capo branco, per quanto riguarda i lupi, non è mai solo dettata da indici fisici di forza o grandezza, ma si basa principalmente sulla valutazione della personalità e del potere psicologico dell’individuo.
Possiamo facilmente capire che, se i nostri cani sono i diretti discendenti dei lupi, utilizzare la nostra forza fisica per sottometterli, non ci porterà al fine desiderato. Utilizzare “metodi forti”, significa infatti, costringere il cane ad un forte stress e rompere il suo equilibrio psico-fisico, rendendolo aggressivo e poco collaborativo. Diventare la loro guida psicologica, instaurando un rapporto di fiducia, e associando sensazioni positive anche agli avvenimenti più spiacevoli, è la via per poterne fare non solo migliori amici, ma anche degli ottimi e ubbidienti compagni di vita.
I nostri avi avevano intuito sin dall’antichità i numerosi vantaggi pratici e affettivi, che potevano trarre dal rapporto di amicizia con alcuni animali e presto scoprirono che i lupi, diversamente da altre specie, erano vicini alla loro natura. Mentre ad esempio volpi e sciacalli, sebbene nutriti e accuditi sin da cuccioli, una volta diventati adulti tendevano a seguire il proprio istinto allontanandosi dall’uomo per cercare cibo e accoppiarsi; il lupo dopo essere stato allevato nella comunità umana, ne diventava parte, offrendo, oltre allo scambio affettivo reciproco, una piacevole protezione da attacchi di altri animali selvatici.
Altro animale che possedeva sin da tempi antichi la struttura gerarchica simile a quella dell’uomo, era il licaone africano. Tuttavia, mentre il lupo, come il più moderno cane, tende ad assumere comportamenti, postura, e addirittura espressioni facciali simili a quelle dell’uomo, il licaone non mostra metodi comunicativi vicini a quelli dell’essere umano. Se anche voi avete l’impressione che a volte il vostro cane cerchi di parlarvi, o di sorridere, avrete capito al volo di cosa stiamo parlando. Non è dunque solo immaginazione quella che vi porta a vedere la somiglianza con il vostro cane, ma il risultato di un rapporto basato su una grande devozione verso voi che ne siete padroni.
Secondo alcuni studiosi, i cuccioli di lupo accolti nelle comunità preistoriche mantenevano forti i loro istinti infantili di rispetto e fedeltà verso i genitori, anche in età adulta. E’ così che dunque questi cuccioli hanno iniziato a far parte della società umana, riconoscendo negli uomini i propri genitori-padroni, e nella comunità, il proprio branco. Data la grande propensione dell’uomo verso la bellezza, probabilmente questi cuccioli erano quelli con caratteristiche particolarmente gradevoli, come occhi grandi, code arricciate, zampe più corte o più lunghe rispetto ai loro simili. I caratteri di questi cani, spesso differenti per alcuni tratti dai loro fratelli, vennero trasmessi in maniera ereditaria dando origine e nuove forme, a nuove razze di canidi. Non solo le differenze fisiche, ma anche lo spirito di adattamento maggiore in alcuni esemplari piuttosto che in altri, risultò motivo di selezione.
Ne si deduce che l’origine dei nostri cani è da ricondursi ad alcune precise sottospecie di lupi: il Canis lupus pallipes e il Canis lupus arabs di dimensioni piuttosto minute, per quanto riguarda l’Asia occidentale e meridionale, e il Canis lupus lupus di dimensioni maggiori, per quanto concerne territori più freddi come Europa e Nord America.
Queste le teorie più accreditate sull’origine del rapporto cane-uomo, che tuttavia trovano prova in pochi resti archeologici appartenenti al Paleolitico e al Mesolitico che mostrano scheletri umani sepolti insieme a quelli dei propri animali.
Uno dei primi esempi archeologici che sono stati ritrovati in Italia risalgono alla Cultura neolitica di Ripoli, villaggio dove gli storici trovarono le ossa di una donna insieme a quelle del proprio cane.

Se i nostri progenitori hanno insegnato in tempi lontani ai lupi ad uscire dal loro stato selvatico, i nostri cani oggi hanno un compito ben più arduo: insegnarci a trascurare i nostri istinti negativi e a valorizzare sentimenti come l’amore, il rispetto, e la fedeltà.
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