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L'uccello del paradiso

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L'isolano di Aru, Eli Karey, spiegò a Tim Laman cosa doveva fare: "La mattina, prima di arrampicarti sull'albero, devi prendere un po' di cerume dal tuo orecchio con il tuo dito e sfregarlo sul tronco dell'albero. Devi farlo, così gli uccelli verranno!" E' così che mi ritrovai nella oscurità del periodo che precede l'alba a guardare Tim muovere avanti e indietro un dito unto nel suo orecchio in onore dell'usanza locale. (Racconto di Edwin Scholes III, fotografie di Tim Laman)

Stavamo alla base del largo albero, circondato dall'attrezzatura da scalata, in una foresta remota su un'isola raramente visitata sulla strada tra la Nuova Guinea e l'Australia.

Avevamo sopportato giornate di viaggio per raggiungere questa lontano avamposto indonesiano e Tim era finalmente pronto a tirare su con le corde l'equipaggiamento della telecamera, dentro un nascondiglio coperto di foglie e in alto. Con l'aiuto del clan Karey il nascondiglio di Tim venne fatto alla maniera tradizionale usata da generazioni di cacciatori d'uccelli alle Aru Islands. Se tutto fosse andato secondo i piani, Tim avrebbe documentato uno dei più grandi spettacoli nel mondo della natura: i rituali del corteggiamento comunitario del Paradisaea apoda.

Il nostro viaggio alle Aru Islands avvenne nel tardo 2010 durante il penultimo anno della nostra quasi decennale ricerca di documentare scientificamente tutte le specie delle incredibilmente varia famiglia Paradisaeidae: gli Uccelli del Paradiso. Questo progetto ci portò in giro per tutta l'isola della Nuova Guinea, per diverse isole attigue, e nelle foreste pluviali dell'Australia. Abbiamo compiuto 18 spedizioni, trascorso più di 500 giorni sul campo, e visitati più di 50 siti.
Il nostro viaggio iniziò nel 2004, quando Tim Laman ed io unimmo le forze dopo che Tim aveva ricevuto l'incarico di fotografare gli Uccelli del Paradiso per il National Geographic (vedi a pagina 6). Per quando l'articolo era finito, Tim aveva fotografato 22 specie – un'enorme successo sotto ogni aspetto. Ma da qualche parte vicino alla fine di questi primi pochi anni, forse in un accesso di delirio indotto dal caldo tropicale, capimmo che il nostro sodalizio offriva un'opportunità unica per continuare. Così escogitammo il piano di fare qualcosa che nessuno aveva mai tentato: trovare e documentare tutte le 39 specie di Uccelli del Paradiso. Sapevamo che sarebbe stata una sfida, ma non avremmo mai immaginato che ci sarebbero voluti altri 5 anni prima che la nostra idea fosse completa.


Per percorrere le Aru Islands, Tim ed io abbiamo seguito i passi di un grande naturalista ed esploratore del dicianovesimo secolo Alfred Russel Wallace. Come Wallace, siamo andati in queste isole leggendarie per trovare il Paradisaea apoda. Wallace fece il suo viaggio perché sapeva che i commercianti che navigavano per mare avevano trasportato a lungo le pelli del Paradisaea apoda dalle Aru Islands a terre lontane, dove erano apprezzate per la loro rarità e bellezza. Nel sedicesimo secolo, alcune delle prime "aziende di pelli" facevano la loro via per l'Europa sull'unica nave per tornare per la famosa traversata di Magellano intorno al mondo. Per il loro aspetto eccezionale e il modo speciale di preparare le pelli degli isolani di Aru (con zampe e ali tolte per dare risalto alle loro piume), la prima pelle di Uccello del Paradiso arrivato in Europa fece scalpore. A quel tempo, molti credevano che queste creature eteree dovessero venire dal biblico Giardino dell'Eden. In altre parole, loro credevano che fossero uccelli che provenivano dal paradiso.


Dal giorno di Wallace, la credenza che gli uccelli provenissero letteralmente dal paradiso sulla Terra si è placata, la curiosità intorno alle origini e alla storia naturale ancora no. Così fu, al capolinea orientale del suo epico viaggio attraverso l'"Arcipelago Malay" (più o meno l'Indonesia di oggi), che Wallace finalmente si imbattè nella vera terra d'origine del Paradisaea apoda. Oltre ad essere il primo occidentale ad osservare le specie nella vita selvatica, Wallace fu il primo ad osservare un Uccello del Paradiso per specie esibirsi nella dimostrazione del suo elaborato rito di corteggiamento. In una lettera inviata dalle Aru Islands nel 1857, Wallace scrisse, "Ho scoperto il loro vero atteggiamento quando mettono in mostra le loro piume, che credo sia proprio una nuova informazione, loro sono così belli e imponenti".


Wallace fu il primo naturalista a capire come le straordinarie piume di un Uccello del Paradiso siano davvero usate nella vita. Prima di Wallace, la gente poteva solo fare congetture su come gli Uccelli del Paradiso usassero le loro incredibili piume. Egli vide come le piume gialle del fianco dei maschi diventassero brillanti quando si arruffano e si allargano sopra le loro schiene. Testimoniò la sorprendente vista di una moltitudine di individui che si spostano in un'esagerata sincronia lungo lo spazio del loro palcoscenico comune per l'esibizione. Ci volle un arduo viaggio in una foresta remota in una sperduta parte del mondo, ma le osservazione di Wallace fecero di lui un pioniere nello studio scientifico degli Uccelli del Paradiso. Fu la prima persona ad andare giù per il sentiero che avremmo seguito nel corso del nostro pluriennale progetto. E' il sentiero della scoperta che porta dall'osservare gli Uccelli del Paradiso nel contesto in cui il loro straordinario aspetto è evoluto: durante il loro rituale di corteggiamento.

Dalla sua esperienza alle Aru Islands, Wallace realizzò che per comprendere completamente la straordinaria natura di ogni Uccello del Paradiso si doveva capire il loro comportamento nel corteggiamento. Solo così l'eccezionale aspetto per cui gli Uccelli del Paradiso sono stati ammirati avrebbe cominciato ad avere un senso.
I lunghi giorni che Tim trascorse nel tradizionale nascondiglio resero il nostro progetto un'enorme successo. In aggiunta alle sue incredibili foto, Tim fece anche registrazioni audio e video del corteggiamento, visite femminili, e anche accoppiamenti, che arricchirono di sostanza la conoscenza scientifica della storia naturale di questa specie. Il suo equipaggiamento fotografico moderno, combinato con la prospettiva avuta dal nascondiglio, rivelò dettagli del corteggiamento mai documentati prima. Non c'è dubbio, Wallece si sarebbe meravigliato nel vedere il loro "reale atteggiamento" con tanta chiarezza e tanti dettagli.

Ma prima di passare alla tappa successiva del nostro viaggio alla ricerca e documentazione di un'altra specie, decidemmo di provare qualcosa che Wallace non avrebbe mai immaginato nei suoi più sfrenati sogni. Poiché uno degli scopi del nostro progetto era quello di mostrare gli Uccelli del Paradiso da una nuova prospettiva e come non erano mai stati visti prima, decidemmo di trovare un modo per catturare un'immagine degli Uccelli del Paradiso dal punto di vista selvatico, guardando al di sopra della volta della foresta. La nostra idea era di piazzare una macchina fotografica controllata da lontano con il display nell'albero, ad appena qualche centimetro dal luogo in cui i maschi mettevano in scena il loro corteggiamento. Alla fine trovammo il punto ideale e come sistemare l'allestimento della telecamera. Camuffammo la telecamera con un fascio di foglie e usammo un lungo cavo per collegarla al laptop del computer dentro il nascondiglio dell'albero vicino, da dove Tim avrebbe potuto lavorare. Chiamammo questo inusuale allestimento "la foglia-telecamera" e sperammo che avrebbe offerto una finestra unica nella vista rara del mondo di questi uccelli.

Per farlo funzionare, Tim avrebbe dovuto issare il display sull'albero, attrezzare la foglia-macchina da presa, calarsi giù, e poi arrampicarsi sull'albero accanto per comandare il computer portatile della telecamera-foglia e regolare la telecamera da dentro il nascondiglio. Era un piano ambizioso che avrebbe richiesto ore di lavoro al buio prima dell'alba per evitare di disturbare gli uccelli. Le possibilità di fallire sembravano essere senza fine: la pioggia avrebbe potuto distruggere la telecamera priva di protezioni, gli uccelli avrebbero potuto non tornare all'albero per la paura, i cavi (che erano stati esposti tutta la notte) avrebbero potuto disconnettersi o essere rosicchiati dai roditori. Ma il destino era dalla nostra parte.

Alto sopra la volta della foresta, solo a miglia di distanza dal vero sito dove Alfred Russel Wallace vide un albero pieno di Paradisaea apoda mostrarsi per la prima volta, la foglia.telecamera compì il suo lavoro senza difetti. Con l'immagine della foglia-telecamera proiettata sullo schermo del computer portatile, Tim vide una sublime scena da una prospettiva completamente nuova. Come il sole ruppe l'orizzonte, uno dei maschi arrivò sull'albero. Dal ramo non riparato, spiegò le ali, arruffò le sue piume gialle del fianco, e iniziò a chiamare mentre guardava dall'alto il suo territorio. Appena Tim innescò l'otturatore dal laptop, le parole di Wallace suonarono più vere che mai prima: "sono così belli e imponenti".