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Last updateSab, 31 Ott 2015 6pm

Purosangue Arabo

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La stimata bellezza dell’Arabo ha origine in tempi antichi. Pare, infatti, che questa sia una delle razze più antiche del mondo, seconda solo al Cavallo di Przewalki.

Il Pegaso della mitologia sembra essergli molto simile e, nonostante tutte le parole poetiche che sono state spese per questo cavallo, le sue precise origini rimangono ancora oggi avvolte nel mistero: quello che invece non ci sfugge è la nobiltà estetica ed interiore di questo esemplare.

Le razze dell’Arabo sono diverse, caratterizzate da piccole differenze morfologiche, ma tutte ereditarie di inestimabile armoniosità corporea e di coordinazione nel movimento. Anche gli Arabi, in particolar modo i Musulmani, avevano differenziato le razze, prendendo in considerazione le loro credenze religiose che ritenevano di maggior pregio: il purosangue era quello che apparteneva al Profeta. Caratteristiche accomunano le diverse sottoclassi sono il coraggio, l’intelligenza, la sagacità, la grazia, la dolcezza, e l’intensità e la vivacità dello sguardo.

La loro altezza media si aggira intorno ai 150 cm, ma non preclude assolutamente il magnifico portamento e la velocità accompagnata da grande resistenza.

Chiunque abbia cavalcato un Cavallo Arabo, ricorda quel momento con grande soddisfazione: il suo atteggiamento fiero ed il suo avanzare audace lo porta spesso ad essere ad un livello maggiore rispetto ai suoi compagni dalle taglie più grandi. I suoi cavalieri si contraddistinguono per la loro eleganza, e in gara portano tute bianche e particolari cappelli.

Il mantello si presenta di colore grigio, sauro o baio, morello in casi rarissimi, e sulla coda da’ origine ad una graziosa forma a fontana. Nella gare è severamente vietato, insieme ad altre regole standard come quella di non rasare le ciglia e il pelo nelle orecchie o di non usare dilatatori negli occhi,  alterare il colore del mantello.

Tratti inconfondibili sono la fronte larga, le grandi narici, le labbra sottili, e il lungo collo.

La razza più pura per sangue è quella dell’Asil, simile per lineamenti corporei al Siglawi egiziano proveniente dall’Alto Nilo; abbiamo poi il brachimorfo mascolino Koheilan, caratterizzato dalla testa di piccole dimensioni; il mesomorfo femminile Siglawi, con testa allungata e naso sottile; il dolicomorfo veloce galoppatore Munighi, di cui ricordiamo la testa dal profilo dritto, gli occhi piccoli e centrali, e la groppa spiovente.

E’ necessario, però, fare un appunto: quando parliamo di purosangue, dobbiamo sempre tenere ben presente che al giorno d’oggi si sono perse le caratteristiche originarie dell’Arabo, in quanto prima veniva nutrito dai beduini con orzo, datteri, e carne di montone; mentre adesso l’alimentazione negli allevamenti è decisamente cambiata, provocando dei cambiamenti nella morfologia della razza.

In Europa esistono importanti allevamenti soprattutto in Polonia (Janow Podlasky) e in Inghilterra (Crabbet). A seguire possiamo trovare allevatori interessati alla razza anche Spagna, Germania Occidentale, Russia, nord della Francia.

In Polonia e in Russia la selezione avviene a seguito delle verifiche delle prestazioni di corsa, in modo tale da ottenere esemplari sempre più scattanti e veloci.

In Italia, invece, gli allevamenti che studiavano miglioramenti in questa razza attraverso la selezione sono andati sempre più estinguendosi: solo in Sardegna si è riusciti a salvarne qualcuno, arrivando ad importanti risultati con l’Anglo Arabo Sardo.

Tuttavia nel 1986, si è tenuto a Milano Marittima, presso il centro ippico “Le Siepi”, il Campionato nazionale e internazionale del purosangue arabo organizzato dall’Associazione Nazionale Italiana del Cavallo Arabo (ANICA). Questa manifestazione ha aperto un nuovo spiraglio di luce per l’allevamento, che sembrava quasi estinto in Italia, di questa splendida razza.

L’evento è stato organizzato da Maria Vittoria della Zoppa, e la giuria è stata presieduta da Jorgen Frederiksen. Tra i nomi delle campionesse della competizione sopra citata leggiamo: la puledra Kibrija el Shaklan (campionessa nazionale e internazionale puledre), la fattrice Kalyb (campionessa nazionale e internazionale fattrici, campionessa suprema femminile Trofeo Moet Chandon), il puledro Arval (campione nazionale e internazionale puledri) e lo stallone Klarnet (campione nazionale e internazionale stalloni, campione supremo maschile Trofeo Moet Chandon).

Ricordiamo che gli esemplari vengono spesso utilizzati, per le loro doti estetiche e atletiche, e soprattutto nei Paesi stranieri, nel galoppo, nel dressage, e nelle gare (soprattutto quelle di fondo), con ottimi risultati. A questo proposito possiamo ricordare Namiont, figlio di Negativ, che riuscì a battere purosangue e mezzosangue inglesi, coprendo i 50 Km in un’ora, 38 minuti e 8 secondi. Lo stesso risultato vincente si ebbe nei 100 Km con l’Arabo Mirnj.

Negli Stati Uniti d’America, l’unicità di questi cavalli è contraddistinta dal loro altissimo prezzo raggiunto durante le aste pari a milioni di dollari. Gli allevatori di questa razza raggiungono solo negli Stati Uniti un numero di 105.000! Tutto ciò ha spinto Brenton Wellings a scrivere un articolo sul Business Week in cui evidenzia quanto i Cavalli Arabi abbiano costituito una vera e propria fortuna per coloro che hanno avuto l’occasione di comprarli in passato e in seguito sono diventati ricchi: “Riding high with arabian horses” è il titolo del suo pezzo. Probabilmente questo accade perché negli U.S.A. è possibile detrarre dalle tasse tutte (o quasi) le spese relative all’allevamento, in quanto considerato produttivo. In Italia, al contrario, il fisco non garantisce agevolazioni per chi alleva o detiene un cavallo, ma anzi prevede un incremento delle tasse.